Non sono un “dettaglio”

I negozi di vicinato, i cosiddetti “esercizi commerciali al dettaglio”, erano e sono fondamentali per la vita dei quartieri cittadini. Oggi più che mai sono in crisi, ma qualcosa anche noi come cittadini e come consumatori, possiamo ancora fare. ()

negoziettiMolti di noi, almeno quelli che hanno una certa età, si ricorderanno di come erano le città, ancor più le cittadine e i paesi, tanto tempo fa: vivaci, molto vivaci, perfino ‘ridenti’.
Non lo sono più, forse la vita lo è di meno, ma sicuramente uno dei motivi è che sono quasi spariti i negozi, naturalmente solo fuori dalle zone centrali. Prima, anche nei quartieri periferici, i negozi erano tanti, file di vetrine, spesso all’ingresso e sul marciapiede c’erano anche una o due sedie per i tempi morti e l’“intrattenimento”. La gente usciva di casa per stare lì dove si svolgeva non solo il commercio, ma anche una parte di vita sociale.
Per non parlare delle vie porticate, più frequenti nei centri piccoli. Lì sotto era tutto un brulicare di relazioni, amicizie, chiacchiere, pettegolezzi, intrallazzi, trattative, mediazioni e passeggio su e giù, soprattutto verso sera quando le vetrine illuminavano le vie!

Roba da sentimentali nostalgici? Storia passata, il mondo cambia! Peccato, era una bella storia.
Il fatto è che prima sono arrivati i supermercati, poi i centri commerciali… poi è arrivata anche Amazon e così, oltre alla quasi scomparsa di tutta quella vivacità, sono arrivati anche lo sfruttamento, le paghe da fame, la soppressione dei diritti da una parte, e dall’altra l’omologazione dell’offerta, paradossalmente più ampia, perché “globale”, ma drammaticamente uniformata nel mondo, direi mono-tona per gusto, stile e grande produzione. Alla fine, l’arrivo della pandemia ha dato il colpo di grazia e molti “negozi al dettaglio” rischiano di chiudere.

Ma non è detto che sia una fine ineluttabile: riscoprirli e frequentarli comporterebbe forse qualche soldo e un po’ di tempo in più, ma quanti vantaggi per noi, per gli esercenti e per la città!
Bisogna rianimare i quartieri anche andando a far spese nei pochi negozi rimasti e cercare di far riaprire quelli che rischiano la chiusura, anche premendo sulle istituzioni perché aiutino chi ha voglia di avere un lavoro proprio, dignitoso e magari anche di soddisfazione. Potremmo impegnarci tutti a farlo.

Per cominciare vi proponiamo di ridare un’occhiata ai negozi particolari di artigiani, artisti e commercianti di tanti svariati generi che abbiamo scovato nella nostra zona, li trovate nella rubrica Girovagando all’interno di Vivere in Zona 3/I luoghi. Le Storie o nei link riportanti in fondo a questo testo.

Potete anche approfittare della pagina Instagram “Shop local Milan” e analogo sito aperti da una coppia proveniente dalla Costa Rica, dove i negozi non esistono proprio. Entusiasti di quelli che hanno trovato a Milano, hanno deciso di pubblicizzarli a beneficio di tutti e con “Shop local Milan” hanno messo in rete i negozi di quartiere.
È un'organizzazione no profit e attualmente ha già 4470 followers. Trovate notizie della loro iniziativa su questo articolo apparso sul Corriere.

Peraltro molti negozianti, da parte loro, partecipano alla vita dei quartieri offrendo a prezzi stracciati i generi alimentari in scadenza. Provate a scaricare la App toogoodtogo.itSalva il cibo, aiuta il pianeta”, un movimento contro lo spreco alimentare che punta a creare una rete internazionale per lavorare su vari fronti, pare sia già piuttosto seguita in zona.

Insomma, non va tutto male, e qualche coraggioso c’è. Per esempio, nel quartiere “Acquabella”, dove molti di noi abitano, hanno da poco miracolosamente aperto due nuovi fruttivendoli, uno in piazza Guardi e uno in via Giovanni da Milano.
Loro, come tanti altri, per vivere devono essere conosciuti. Il passa parola può essere un’arma potente nelle nostre mani. Inviateci gli indirizzi di negozi utili, vecchi o di nuova apertura, di piccolo artigianato o anche di alimentari. Scrivete qui sotto nei commenti il loro nome, dove sono e di che si occupano, o inviateci una segnalazione, rimarrà visibile a tutti e appena possibile riusciremo a segnalarli in un prossimo articolo o magari a farci una capatina.
Incrociamo le dita, perché i negozi aprono e chiudono in un baleno, ma se facciamo circolare l’informazione e ci impegniamo ad andarci forse resistono un po’ di più. Per il bene (soddisfazione) dei negozianti, nostro e della città.


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